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Quando i social raccontano la bellezza: L’arte attraverso gli occhi di Camilla Nucciarelli

Quando i social raccontano la bellezza: L’arte attraverso gli occhi di Camilla Nucciarelli

I social sono un mezzo ormai usato per qualsiasi tipo di comunicazione. Sono ormai noti anche i pericoli dei social, visto il frequente utilizzo degli odiatori e della divulgazione delle fake news.

Ci sono casi in cui però  i social sono usati da ragazze e ragazzi per raccontare loro stessi e, soprattutto per le loro passioni, questi acquisiscono un valore notevole nella conoscenza e nella divulgazione a giovani generazioni di materie e argomenti più complicati e meno conosciuti.

Camilla Nucciarelli, una giovane toscana di Ginestra Fiorentina, racconta sé stessa, ma soprattutto racconta l’arte, la sua più grande passione.

Visita mostre, osserva i mercatini di antiquariato che adora e li fa conoscere, li comunica con originalità e creatività e, guardando i suoi profili, siamo tutti un po’ più appassionati e arricchiti di arte e di bellezza.

Camilla, come nasce la tua passione per l’arte e il desiderio di divulgarla e renderla accessibile a chiunque?

La mia passione per l’arte è nata spontaneamente, nessun condizionamento familiare. A dieci anni visitavo il Louvre con i miei genitori, e li costringevo già a sostare più del dovuto negli spazi dedicati alle antichità egizie. Si è trattato, però, di un graduale consolidamento. Da sincera curiosità che provavo già da piccola, si è trasformata negli ultimi tempi in una vera e propria ragione quotidiana. Non a caso, dopo una laurea triennale in Lettere, ho deciso di spostarmi su Storia dell’arte, seguendo tuttora il corso universitario magistrale. 

Il racconto sui social è stato una diretta conseguenza. Le visite artistiche occupano la maggior parte del mio tempo, si prendono il feriale e il festivo. E quando qualcosa ti appassiona così tanto, senti l’esigenza di condividerlo, di farne sapere, di esternarlo.

Un desiderio di raccontare e raccontarmi, che vince la ritrosia con cui mi concedo, invece, agli altri nel mondo reale. Sono una persona tendenzialmente solitaria, e nel digitale riesco a mettere da parte un po’ della mia diffidenza e riservatezza.

Usi i social regolarmente al fine di raccontare quello che di bello vedi con originalità e cura. La tua pagina IG è seguita da oltre 20.000 follower, quale è il tuo segreto e la chiave giusta per far arrivare l’arte a tutte e tutti?

Se l’istituzione museale deve saper comunicare con un pubblico variegato ed eterogeneo, il mio profilo Instagram non ha necessariamente questa ambizione, tantomeno ne ha la capacità. Si tratta di uno spazio “circoscritto”, in cui ogni esperienza condivisa passa attraverso la mia lente. C’è molto di personale, e questo non garantisce sempre chiarezza.

Qual è stato il momento più gratificante del tuo percorso come divulgatrice fino ad oggi?

Non ho la presunzione di definirmi “divulgatrice”, ma l’attività svolta sui social mi ha permesso di portare avanti alcune interessanti collaborazioni culturali, prima tra tutte: quella con Confartigianato. Sono entrata in contatto con una Firenze autentica, infilandomi nei meandri creativi di diverse botteghe artigiane, visitando l’ambiente lavorativo, scoprendo il retrobottega, soffermandomi sulle tecniche e sui materiali utilizzati. Tutto ciò è stato restituito, poi, nel digitale, per dare luce a tradizioni familiari, ultradecennali.

Oltre a mostre di pittura e scultura e tanto di bello che vedi in giro è molto forte anche la tua passione per i mercatini. Cosa c’è secondo te di affascinante in un mercato?

È vero, frequento il mercatino con altrettanta regolarità. Sono diventata, forse, dipendente dalle sensazioni che mi fa provare, da quel brivido che nasce dal rovistare, senza mai sapere quale tesoro potrà palesarsi. Tra chincaglie di ogni genere, non sono rari i pezzi degni di attenzione.

Io ho una predilezione per i volti, per le teste, per i corpi. Li cerco come soggetto di quadri e di sculture, che andranno a contendersi un angolo della mia casa, già piuttosto gremita.

Mi sveglio ogni mattina, rivolgendo subito gli occhi a un grande busto di donna in gesso, per cui “mi sono battuta” a una fiera dell’antiquariato tempo fa. Ed ecco perché il mercatino mi piace così tanto: mi permette di avere l’arte costantemente attorno, anche nel mio privato!

 Come scegli le mostre e i mercatini che visiti e condividi con i tuoi followers?

Non visito e non consiglio, se non rientra realmente nei miei gusti, nei miei interessi. Potrebbe sembrare un’affermazione banale, ma nel mondo social è abitudine consolidata quella di assecondare soltanto gli umori dell’algoritmo.

Non sempre le mie inclinazioni trovano il comune appoggio. Da amante dell’arte contemporanea, mi capita spesso di sentire pareri contrari. Opere che mi seducono, che mi smuovono, che mi interrogano, vengono liquidate da altri come “banalità incomprensibili”. Certi commenti mi infastidiscono pure, come se fossi io stessa l’artista creatrice. E ogni volta mi sorge il dubbio: rispondo o lascio perdere?

 C’è un artista o un artigiano in particolare che ti ha ispirato o con cui hai stretto un legame speciale?

Quando si tratta di arte, mi resta difficile esprimere un’unica preferenza.
Posso dire, però, che nell’ultimo periodo un esame universitario mi ha portata a occuparmi approfonditamente di Alberto Burri, un artista del secolo scorso, noto per le sue sperimentazioni materiche. Quest’attività di ricerca ha inevitabilmente creato una connessione, grazie agli innumerevoli volumi consultati, agli articoli d’epoca recuperati, all’immersione negli spazi della sua Fondazione, a Città di Castello.

Quali sono i tuoi consigli per chi vuole iniziare a divulgare arte e artigianato sui social media?

Essere sé stessi. Non garantisce il risultato, ma sicuramente concede la rilassatezza del poter sempre riconoscersi in ciò che portiamo avanti.

Quali sono i tuoi progetti futuri o sogni nel cassetto per la tua attività di divulgatrice?

Nel mio futuro vedo la conclusione del mio percorso universitario, con la laurea magistrale in Storia dell’arte. E così vivere di arte, ancora più concretamente.

Camilla

Guarda qui le altre interviste della rubrica “voci del territorio”

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