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Riccardo Vannetti: un manager internazionale che lotta per la sua città e contro l’odio

Riccardo Vannetti: un manager internazionale che lotta per la sua città e contro l’odio

Riccardo Vannetti rappresenta un caso raro nella politica.
Riccardo è uno stimato manager nel mondo della moda, ha lavorato per brand internazionali di grande prestigio e tutt’oggi è un direttore per la comunicazione e marketing di una multinazionale americana che opera nel settore del lusso.
Un caso raro perché con una professione come questa, che lo divide fra l’Italia e gli stati Uniti ha deciso di mettersi a disposizione della propria città, Colle Val d’Elsa, e candidarsi a sindaco, ha affrontato una lunga campagna elettorale, è arrivato al ballottaggio, per poi perdere contro l’attuale sindaco Piero Pii.
Riccardo Vannetti, poteva lasciare tutto,
come tanti altri con carriere avviate e altre priorità nella vita, hanno fatto, ma lui è tutt’ora impegnato in consiglio comunale e coordina l’azione dell’opposizione.
Nei mesi ha subito anche attacchi omofobi, cosa che ha attirato l’interesse di molte testate giornalistiche, perché lui ha deciso di denunciare pubblicamente la cosa, per stroncare ondate di odio che creano enormi problemi a tante ragazze e ragazzi e che non possono essere sottovalutate.
Abbiamo deciso di conoscerlo meglio:
 
Riccardo, sei un manager internazionale nel campo della moda, ci racconti cosa facevi prima e dopo la campagna elettorale che ti ha visto impegnato per la tua Colle Val d’Elsa?
 
Attualmente lavoro come Marketing & Communication Director per una multinazionale che opera nel settore del lusso sul mercato Nordamericano. In precedenza ho ricoperto un ruolo apicale (Chief Marketing Officer) in Salvatore Ferragamo SpA, sono stato un Direttore in Pitti Immagine e mi sono anche occupato dei progetti speciali per Camera Nazionale della Moda Italiana. Ho una laurea in storia dell’arte all’università di Siena e svariate collaborazioni giornalistiche.
 
Quindi in caso di vittoria delle elezioni avresti interrotto un’importante carriera?
 
Avrei cambiato il tipo di collaborazione, in accordo con il gruppo 5Stars Development, rimanendo nel Consiglio di Amministrazione dell’azienda e accantonando il ruolo operativo che avrei affidato a collaboratori di fiducia. Come ho sempre detto, in risposta a chi insinuava che avrei fatto il sindaco da New York, ero pronto a lavorare al cento per cento per la mia città, a tempo pieno e con tutta la mia energia.  
 
La tua è stata una campagna elettorale molto lunga e non soltanto da un punto di vista di tempo. Come l’hai vissuta?
 
L’ultimo anno e mezzo è stato molto impegnativo, non mi sono risparmiato un solo secondo. Sapevamo che la gara sarebbe stata durissima. L’avversario stava lavorando al suo progetto già da moltissimo tempo e noi partivamo svantaggiati per diversi motivi. Purtroppo non abbiamo vinto, ma ci siamo arrivati vicinissimi e questo è stato un risultato veramente eccezionale. Io i 4850 voti del ballottaggio me li sento tutti sulle spalle. Anche l’intera coalizione di centrosinistra la vive allo stesso modo.
 
Non sei diventato sindaco di Colle Val d’Elsa, hai una professione che ti impegna con tanti viaggi, eppure hai deciso di continuare a impegnarti per la tua città, sicuramente non è una cosa che fanno tutti. Cosa ti spinge a fare opposizione in comune?
 
L’ho sempre detto che ero mosso dall’amore per la mia città, dal desiderio di restituire quello che ho ricevuto crescendo e studiando a Colle di Val d’Elsa. Ripeto, i voti non sono stati pochi. Segno che metà della città è con noi. E io non me la sento, in questa delicata fase, di lasciare il ruolo da consigliere comunale e di Capogruppo PD. Fare un’opposizione seria e puntuale è un impegno quotidiano, totalmente pro bono, quindi si deve per forza essere mossi da motivazioni alternative a chi sgomita per ricoprire ruoli di potere per ragioni economiche o di ambizione personale.
 
Sei stato vittima almeno due volte di episodi di omofobia. La tua scelta è stata quella di denunciare pubblicamente e far capire la gravità di certe affermazioni. Ti esprimiamo tutta la nostra totale solidarietà. Puoi spiegare perché è importante che si sappia e che tipo di messaggio è questo per le giovani generazioni?
 
Guarda, se ripenso a certi messaggi che ho ricevuto, specialmente dopo il secondo episodio, ancora mi vengono i brividi. In particolare un ragazzo, che mi ha scritto in forma anonima, un quindicenne, mi ha ringraziato per quello che stavo facendo anche per lui, che non trovava il coraggio di parlare con i suoi genitori. Io ormai le mie battaglie personali le ho affrontate e sono andato avanti. L’unica cosa che posso fare è trasformare tutto questo in un messaggio di forza e coraggio per chi vive nella paura. 
 
Intervenendo sull’ultimo caso di omofobia nei tuoi confronti, il segretario regionale Emiliano Fossi ha dichiarato: “Vannetti è un punto di riferimento del Pd Toscana e del centrosinistra non solo per Colle ma per tutto il territorio senese”. Che cosa significa dal tuo punto di vista?
 
Mi offri l’occasione per ringraziare Emiliano Fossi per la considerazione nei miei confronti. Lui è un politico eccellente oltre che un amico, per cui la sua fiducia non può che lusingarmi. Di fatto sono il capogruppo dell’opposizione in consiglio comunale a Colle di Val d’Elsa, ma è naturale che, sia per la mia formazione personale, sia per le mie esperienze professionali, coltivi sempre uno sguardo che va oltre l’orizzonte cittadino. Il Partito Democratico è casa mia e con Schlein Segretaria nazionale mi rende ancora più pronto a impegnarmi. Questa può rappresentare una ricchezza per la stessa Colle.
 
Come vedi il futuro della città di Colle con l’impronta data dall’attuale amministrazione?
 
Possiamo passare a un’altra domanda? Ovviamente sto scherzando… L’attuale amministrazione è guidata da una persona che ha spesso svolto incarichi politici o parapolitici. Non è una sorpresa quello che fa e come lo fa. La nostra coalizione puntava sulle politiche giovanili, sulla dignità dei cittadini e la loro partecipazione alla vita pubblica, sul salario minimo, sulla valorizzazione dell’ambiente e del verde a partire dai parchi cittadini senza penalizzare le aziende né lo sviluppo industriale che avremmo voluto di altissimo livello, così come l’offerta turistica. Abbiamo immaginato una città sostenibile, vissuta in tutte le sue aree, dal centro alle periferie, in cui ognuno potesse trovare la propria dimensione. Una città con una visione nitida. Purtroppo, da queste prime battute, mi viene da pensare che non sarà così. 

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