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Dazi Usa, Meloni: “Scelta sbagliata, ma non è una catastrofe”. Task force a Palazzo Chigi. Presto incontro con le imprese

Dazi Usa, Meloni: “Scelta sbagliata, ma non è una catastrofe”. Task force a Palazzo Chigi. Presto incontro con le imprese

Giorgia Meloni
Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni

ROMA – Giorgia Meloni ritiene utile trattare con gli Usa e non “rispondere ai dazi con i dazi”. Pressando pure Bruxelles per un cambio di passo, anche per “una necessaria revisione del Patto di stabilità”. E nel frattempo studiare come tutelare i settori produttivi più colpiti, con cui ci sarà un confronto la prossima settimana. Si articola così la strategia con cui il governo prova a far fronte alle barriere commerciali elevate da Donald Trump.

I dazi sono “una scelta sbagliata”, ha ribadito Giorgia Meloni, “un altro problema da risolvere” ma “non è la catastrofe che alcuni stanno raccontando”. Perché il mercato americano “alla fine vale il 10%” dell’export italiano, dice la premier al Tg1 dopo una giornata aperta dal vertice con i ministri e proseguita con una serie di colloqui con altri partner internazionali. Sono forti le pressioni da fronteggiare, da parte delle categorie imprenditoriali, e all’interno di una maggioranza in cui la consapevolezza di dover trattare a livello Ue si scontra con gli affondi della Lega, secondo cui la via migliore resta quella dei negoziati bilaterali.

Non a caso, fra i messaggi di Meloni, c’è stato anche un invito a non gettare benzina sul fuoco. Matteo Salvini di primo mattino riunisce il gruppo economico del suo partito, ribadendo che “se gli Usa hanno deciso di tutelare le proprie imprese, è necessario che l’Italia continui a difendere con determinazione il proprio interesse nazionale anche alla luce dei troppi limiti dell’Europa”. Nei commenti leghisti non c’è traccia di critiche alla mossa di Trump, che anche Meloni, dopo settimane di ragionamenti cauti, ha definito “sbagliata” perché “non conviene a nessuna delle parti”. La premier, raccontano fonti informate, sperava fino all’ultimo in un trattamento più favorevole nei confronti dell’Italia. Anche se da qualche tempo era entrata nell’ordine di idee di fronteggiare lo scenario che si è materializzato nel 20% sul tabellone di Trump.

È “uno snodo difficilissimo”, avrebbe ragionato con i suoi Meloni, determinata però a evitare che la drammatizzazione della situazione crei condizioni ancora meno favorevoli, paralizzando l’economia. Reagire con “dazi contro dazi” può fare più male all’Italia che ad altri, assicura: “Bisogna aprire una discussione franca, nel merito, con gli americani con l’obiettivo di rimuoverli, non di moltiplicarli”. Un punto di caduta considerato positivo potrebbe essere dimezzarli al 10%. Un pensiero, ragiona un ministro, accompagnato dall’idea che Trump rischi un boomerang recessivo. D’altro canto Meloni chiede all’Ue una serie di sforzi, “per rimuovere i dazi che si è autoimposta”, con gli effetti del Green Deal sull’automotive, burocrazia che “soffoca” e un Patto di stabilità da “rivedere”.

Con la consapevolezza che le proposte italiane possano non essere “perfettamente sovrapponibili” a quelle degli altri partner europei. In parallelo il governo punta ad allargare l’export a nuovi mercati, dal Mercosur al Vietnam, dal Messico all’India. Intanto la presidente del Consiglio condivide i prossimi passi con i ministri: annullata la visita in Calabria, riunisce per un’ora e mezza a Palazzo Chigi una sorta di task force con Giancarlo Giorgetti (Economia), Adolfo Urso (Imprese), Francesco Lollobrigida (Agricoltura) e Tommaso Foti (Affari europei), oltre ai vicepremier Salvini e Antonio Tajani. In videocollegamento da Bruxelles, il ministro degli Esteri relaziona i colleghi sul colloquio con il commissario europeo per il Commercio Maroš Šefcovic, a cui ha consegnato “una lunga lista di prodotti italiani” da tutelare, una “trentina” in tutto.

Vino, motocicli, gioielleria, ma soprattutto agricoltura, tessile e piccola manifattura sono i settori più colpiti, come emerso nelle riunioni di governo, dove si è fatto anche l’esempio del distretto della piastrelle di Sassuolo, che ha negli States un mercato cruciale. L’incontro con le categorie produttive, spiega Meloni, avverrà alla luce di “uno studio sull’impatto reale” dei dazi “settore per settore”, e anche in base alle loro stime si cercheranno “le soluzioni migliori”. L’input di Meloni ai ministri sarebbe stato di “procedere con ordine”. Innanzitutto constatare l’atteggiamento in ambito europeo, e gli spazi di manovra per trattare con gli Usa.

Senza una soluzione politica, serviranno sostegni alle imprese. In quest’ottica, raccontano alcune fonti, la premier avrebbe dato mandato a Giorgetti e alla Ragioneria di verificare i margini nelle pieghe del bilancio. L’alternativa – si commenta in ambienti di maggioranza – potrebbe essere anche una manovra correttiva, con tutti i rischi collegati, sia di finanza pubblica, sia di stabilità politica.

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