
WASHINGTON – Oggi, 2 aprile 2025, arriveranno i dazi di Donald Trump. E avranno effetto immediato: entreranno in vigore subito dopo l’annuncio dal Giardino delle Rose, in programma il 2 aprile subito dopo la chiusura di Wall Street alle 4 del pomeriggio (le 22 in Italia). L’ipotesi che filtra parla di tariffe universali al 20%.
Il mondo con il fiato sospeso in attesa del D-day. Il presidente ha assicurato che sarà “gentile” nell’imposizione delle nuove tariffe senza però sbilanciarsi sui contenti del suo piano d’azione.
Le tariffe si andranno a sommare a quelle già decise sulle auto importate, che scatteranno il 3 aprile, e sull’alluminio. E saranno svelate in attesa che la Casa Bianca scopra le sue carte anche su quelle annunciate sui prodotti farmaceutici. Intanto le indiscrezioni sui piani di Trump si rincorrono, e all’interno della Casa Bianca il dibattito sarebbe ancora in corso a poche ore dal 2 aprile, quello che il presidente ha ribattezzato come ‘il giorno della liberazione’.
Fra le ipotesi presentate al tycoon dal suo staff c’è quella di dazi universali al 20%. Un’idea – ha avvertito il capo economista di Moody’s Analytic Mark Zandi – che, se si concretizzasse, rischierebbe nel peggiore degli scenari di far scivolare l’economia americana, facendo schizzare il tasso di disoccupazione al 7,3% e causando la perdita di cinque milioni di posti di lavoro entro gli inizi del 2027.
L’altra ipotesi è quella dei dazi reciproci per tutti i Paesi da eventualmente negoziare con gli interessati. Un approccio, questo, che affronterebbe direttamente il problema delle pratiche commerciali sleali ma che – è il dubbio che aleggia fra alcuni funzionari della Casa Bianca – potrebbe scoraggiare le grandi aziende internazionali a effettuare nuovi investimenti negli Stati Uniti perché non offrirebbe certezze né sull’ammontare né sulla durata delle tariffe. Non è escluso che Trump possa comunque optare per un sistema ‘misto’, con tre livelli di dazi mirati a singoli Paesi o gruppi.
Trump ha ben chiara la strada da seguire e starebbe sfruttando le ultime ore a sua disposizione per “perfezionare” il piano commerciale, ha detto la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt. “Il 2 aprile salirà alle cronache come uno dei giorni più importanti della storia americana. Il presidente affronterà decenni di pratiche commerciali sleali con le quali il nostro Paese è stato derubato”, ha aggiunto Leavitt, senza scendere nei dettagli e limitandosi a ribadire il mantra che Trump ripete ormai da settimane, ovvero chi produce in America non pagherà i dazi.
In attesa dell’annuncio ufficiale e mentre i mercati finanziari rimbalzano dopo diverse sedute chiusesi in rosso, all’interno dell’amministrazione è già iniziata la caccia al ‘responsabile’ nel caso in cui il piano sulle tariffe dovesse non andare come previsto e rivelarsi un boomerang.
I riflettori sono tutti puntati su Howard Lutnick, il ministro del commercio e uno dei maggiori sostenitori dei dazi. Lutnick ha trascorso molto tempo nello Studio Ovale con Donald Trump ,spingendo il presidente a essere “più aggressivo” sulle tariffe e dandogli “cattivi consigli”, riferiscono alcune fonti a Politico, descrivendo i malumori intorno a Lutnick. La responsabilità se qualcosa andasse storto – riferiscono le stesse fonti – potrebbe facilmente ricadere su di lui.