La tragedia delle foibe è uno degli episodi più dolorosi e complessi della storia del Novecento italiano, che coinvolge in modo diretto la storia della fine della Seconda guerra mondiale e le tensioni etniche e politiche che in quegli anni erano fortemente presenti fra i popoli. Questo capitolo oscuro della storia, che ha visto la morte di migliaia di italiani, è stato a lungo sottaciuto e relegato ai margini della memoria collettiva.
Le foibe sono cavità carsiche naturali, profonde fessure nel terreno che oggi rappresentano anche il simbolo della tragedia. Alla fine della Seconda guerra mondiale, nell’area dell’Istria, della Dalmazia e di alcune zone della Venezia Giulia, l’occupazione della Jugoslavia comunista e l’affermarsi del regime di Tito provocarono un’escalation di violenze nei confronti della popolazione italiana. Tra il 1943 e il 1945, centinaia di italiani, sia militari che civili, furono arrestati, torturati e gettati vivi nelle foibe, senza un processo né una vera giustizia. Le vittime di questa violenza appartenevano a diverse categorie fra cui anche semplici cittadini civili accusati di essere sostenitori del regime fascista o di essere italiani.
Come sempre capita in queste immani atrocità della storia ad essere coinvolte furono intere famiglie e anche tanti bambini che furono costrette a scappare da quelle atrocità e rifugiarsi in Italia in esilio e solitudine senza più una casa e un’identità
Le motivazioni di queste atrocità furono legate a fattori politici ed etnici, con una forte componente di vendetta legata alla guerra e alla “pulizia etnica” che caratterizzò quei terribili anni. La maggior parte delle vittime fu eliminata in maniera brutale, senza pietà, in una serie di azioni che rimasero per lungo tempo ignote e ignorate in Italia.
La memoria della tragedia delle foibe è fondamentale per comprendere non solo la sofferenza di migliaia di famiglie, ma anche per riflettere sul significato di giustizia, verità e riconciliazione. Negli anni, il ricordo delle foibe è stato oggetto di silenzi, revisionismi e tensioni politiche. Solo negli ultimi decenni, grazie anche all’impegno delle associazioni e dei familiari delle vittime, è stato possibile ridare dignità a queste tragedie, affermando che la memoria storica è un valore da preservare e trasmettere alle generazioni future.
L’adozione del 10 febbraio come “Giorno del Ricordo”, istituito nel 2004, è stato un passo importante per fare luce su questa parte dimenticata della nostra storia. Ogni anno, il 10 febbraio, in tutta Italia, si celebra la memoria delle vittime delle foibe, ma anche degli esuli istriani, dalmati e fiumani, costretti ad abbandonare le loro terre a causa delle violenze e delle persecuzioni.
La memoria come unico aneddoto di prevenzione per fare in modo che certe tragedie non accadano mai più e che l’essere umano sia molto più fautore di pace fra popoli, anche se guardandoci intorno nel mondo, non sempre sembra si sia imparato qualcosa.